Alla fine di tutto il casino si sono capito un paio di cose. Che la lettera dei professori dissidenti de La Sapienza era stata inviata direttamente al Rettore a Novembre e che il Papa ha dunque deciso di non presenziare all'apertura dell'anno accademico per il chiassoso casino mediatico saltato fuori.
Ora, da queste parti, non si pensa che ci siano troppi santi in giro, e stando bassi la decisione del Vaticano è certamente d'immagine e politica: un Papa non può essere contestato, non è ammesso nel protocollo che sfili in mezzo a qualche centinaio di persone che protesti anche chiassosamente.
I tanti discorsi sulla censura fanno un po' sorridere, se è vero che in discussione non era l'esclusione del Papa dall' Università, ma una sana protesta nei confronti di un Papa, di quello che negli ultimi due anni ha detto e fatto, di quello che è stata la sua dottrina come cardinale e ora come Papa. Il Papa ha diritto di andare alla Sapienza e di fare la propria lectio, come tutti hanno il diritto di esprimere il proprio dissenso.
E qua però lo sconfinamento deve essere chiaro. Se il motto è "protestare", allora non si spiegano due cose: la prima è perchè occupare il Rettorato, a quel pro? Forse la risonanza da dare ai giornali, risonanza che, a detta oggi dei manifestanti, è stata strumentalizzata dal Papa. In sostanza la protesta è stata molto forte da parte dei collettivi studenteschi e oltre all'occupazione del Rettorato, avevano minacciato di intralciare in ogni modo la visita del Papa, attraverso anche la musica techno sparato a volumi altissimi. Insieme altre opere e gesta di disturbo.
Questo significa protestare? Esprimere dissenso? Forse, ma il limite con il desiderio di censurare un intervento è davvero labile. Insomma, in questa vicenda, è davvero sottile stabilire se sia protesta o sia censura. Nel primo caso si è sbalgiato nell'applicazione della propria idea originale: non si può "ostacolare" l'intervento/lectio di un personaggio che ha idee/opinioni diverse dalle proprie. Anche se ritenga che Galileo era l'ultimo dei cani. Non ha senso. Le opinioni, anche bizzarre, anche sbagliate, anche antistoriche, devono essere accettate, sempre nei limiti dell'ordine pubblico (del resto la propaganda di idee fasciste è vietata in Italia).
Da quello che si capisce è che i professori, o certuni, hanno manifestato forte dissenso alal scelta del Retorre. Rettore, si legge, tra l'altro poco amato nell'ambiente per via delle baronie, come al solito: nel caso specifico la magistratura sta indagando su due posti di ricercatori dati alle sue due figlie e un terzo dato al genero. L'ambiente quindi era già in tensione, e qualsiasi cosa sarebbe potuto diventare oggetto di discussione, fogurarsi poi la scelta di un Papa pe rl'inaugurazione dell'anno accademico. Visto dall'esterno, un atto per pulirsi un po' la coscienza e l'immagine di barone che si è delineata attorno a lui.
Si è trasceso invece nelle proteste dei collettivi studenteschi, che non hanno fatto altro che allargare la protesta all'inciviltà, all'illegalità e alla censura.
Poi che su questo il Vaticano abbia tratto tutti i vantaggi, optando per la scelta migliore per sè, si è d'accordi tutti. Ma ci dovrebbe essere convivenza tra laicismo e cattolicesimo, altrimenti si rischia che diventi il nuovo scontro ideologico dopo gli anni di piombo.
Ora, da queste parti, non si pensa che ci siano troppi santi in giro, e stando bassi la decisione del Vaticano è certamente d'immagine e politica: un Papa non può essere contestato, non è ammesso nel protocollo che sfili in mezzo a qualche centinaio di persone che protesti anche chiassosamente.
I tanti discorsi sulla censura fanno un po' sorridere, se è vero che in discussione non era l'esclusione del Papa dall' Università, ma una sana protesta nei confronti di un Papa, di quello che negli ultimi due anni ha detto e fatto, di quello che è stata la sua dottrina come cardinale e ora come Papa. Il Papa ha diritto di andare alla Sapienza e di fare la propria lectio, come tutti hanno il diritto di esprimere il proprio dissenso.
E qua però lo sconfinamento deve essere chiaro. Se il motto è "protestare", allora non si spiegano due cose: la prima è perchè occupare il Rettorato, a quel pro? Forse la risonanza da dare ai giornali, risonanza che, a detta oggi dei manifestanti, è stata strumentalizzata dal Papa. In sostanza la protesta è stata molto forte da parte dei collettivi studenteschi e oltre all'occupazione del Rettorato, avevano minacciato di intralciare in ogni modo la visita del Papa, attraverso anche la musica techno sparato a volumi altissimi. Insieme altre opere e gesta di disturbo.
Questo significa protestare? Esprimere dissenso? Forse, ma il limite con il desiderio di censurare un intervento è davvero labile. Insomma, in questa vicenda, è davvero sottile stabilire se sia protesta o sia censura. Nel primo caso si è sbalgiato nell'applicazione della propria idea originale: non si può "ostacolare" l'intervento/lectio di un personaggio che ha idee/opinioni diverse dalle proprie. Anche se ritenga che Galileo era l'ultimo dei cani. Non ha senso. Le opinioni, anche bizzarre, anche sbagliate, anche antistoriche, devono essere accettate, sempre nei limiti dell'ordine pubblico (del resto la propaganda di idee fasciste è vietata in Italia).
Da quello che si capisce è che i professori, o certuni, hanno manifestato forte dissenso alal scelta del Retorre. Rettore, si legge, tra l'altro poco amato nell'ambiente per via delle baronie, come al solito: nel caso specifico la magistratura sta indagando su due posti di ricercatori dati alle sue due figlie e un terzo dato al genero. L'ambiente quindi era già in tensione, e qualsiasi cosa sarebbe potuto diventare oggetto di discussione, fogurarsi poi la scelta di un Papa pe rl'inaugurazione dell'anno accademico. Visto dall'esterno, un atto per pulirsi un po' la coscienza e l'immagine di barone che si è delineata attorno a lui.
Si è trasceso invece nelle proteste dei collettivi studenteschi, che non hanno fatto altro che allargare la protesta all'inciviltà, all'illegalità e alla censura.
Poi che su questo il Vaticano abbia tratto tutti i vantaggi, optando per la scelta migliore per sè, si è d'accordi tutti. Ma ci dovrebbe essere convivenza tra laicismo e cattolicesimo, altrimenti si rischia che diventi il nuovo scontro ideologico dopo gli anni di piombo.
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