lunedì 21 gennaio 2008

Politica in retormarcia

Si d'accordo, stasera non si può non parlare di Mastella e della crisi di governo che sta nascendo. In questo momento il gotha del PD sta riunito ad un tavolo, che in questi due anni, non è mai stato rotondo, alla ricerca di una uscita di scena morbida. Magari sperando che piazzando un uomo Udeur al posto di Mastella, si possa risolvere nel breve anche questo problema. Chissà, vedremo.
Quello che è certo è che il governo Prodi non ha mai accelerato e la atanto politica riformista non c'è stata. Certo si dirà, contano i numeri, con i numeri si governa e Prodi non aveva i numeri. Vero. Non condivido invece chi pensa che non si doveva governare con così pochi voti. Quelli sono e quelli si tengono, il problema è stata la campagna elettorale fatta da gente con in testa "tanto vinciamo noi", senza considerare la forza mediatica di Berlusconi e il colpo di teatro a "Porta a Porta" sull' ICI. Non si è fatta nemmeno questa volta la legge sul conflitto d'interessi. Si è fatto ben poco a dir la verità, gli unici grandissimi meriti arrivano da Bersani con le liberalizzazioni, da Padoa Schioppa e Visco sul recupero del nero, e da Fioroni con la riforma scolastica che renderà i Licei qualcosa di più simile a un liceo. Non si può uscire da un liceo classico e non sapere il greco, perchè ti sei portato il debito fin dall'inizio. Non puoi uscire dal liceo scientifico senza sapere matematica. E poi la responsabilizzazione che si deve dare anche ai ragazzi. Va bene, altri discorsi. Troppo lunghi. Che poi riassumo dicendo che, se si votasse domani, io andrei a votare e piazzerei la mia X su PD. Questo perchè l'Italia è davvero divisa in due, con due modi diversi e opposti di intendere la vita, e il mio sta a sinistra, poche storie.
Nonostante le illusioni e disillusioni. Nonostante la delusione. Perchè la delusione è tantissima.
E se per caso stanotte cade tutto, mi auguro che almeno si faccia la riforma elettorale. Almeno quella. Se non si fa, vince di nuovo la vecchia politica, e due anni di casta, di Stella, di Grillo (che qui ho criticato quasi sempre), di 650 mila firme per il referendum, non sono serviti a nulla. Altrimenti si ritorna indietro. E poi non ci si lamenti dell'anti-politica.

E ancora una politica in retromarcia la si può leggere oggi in Serbia, dove le elezioni hanno dato i due nomi che andranno al ballottagio: il presidente uscente Tadic e il nazionalista Nikolic. Nikolic ha vinto anche in termini assoluti (con 3 punti percentuali in più rispetto a Tadic) perchè si è presentato come l'uomo dell'autorità, dell'orgoglio serbio, dell'anti-europeismo, del no assoluto all'indipendenza del Kosovo (tema che diventerà caldissimo nell'agenda politica dei prossimi mesi), della Russia di Putin come unico referente e alleato. Tadic è invece decisamente filo-europeo, non condivide l'indipendnza del Kosovo, ma non ne fa una battaglia. Ritiene che l'obbiettivo primo della Serbia sia quello di entrare in Europa, solo così si potrebbero risolvere tutti i problemi di una nazione nata dalle ceneri di odio razziale che ha sconquassato l' Europa. Per Tadic prima l' Europa, e se si deve cedere sul Kosovo, va bene. E infatti i negoziati fatti negli ultimi mesi erano proprio in questa direzione. Ma i serbi hanno scelto al momento la politica ferma di Nikolic, che è una vecchia politica, simil Milosevic, con la Mother Russia come partner economico e politico, e con una sola ragione in tasca, la propria. E' preoccupante che 300 mila morti non abbiano cambiato di un millimetro i pensieri delle menti di questa gente, automartoriatasi per cosa? Orgoglio di razza, religione e finanche politico. Ebbene con Nikolic al potere è un ritorno indietro.

sabato 19 gennaio 2008

Chiudo il portale e tanti saluti.

Vi ricordate il pessimo Rutelli alle prese con un faticoso inglese?



A distanza di un anno, il portale Italia.it ha chiuso. Sono stati spesi 46 milioni, per creare un sito che ha fatto impallidere anche il meno avvezzo all' internet. Eppure, si pensava che creare un bel portale potesse far giungere in massa turisti da ogni dove.
Ne danno notizia in pochissimi.
Forse per la vergogna, ma è giusto ricordarlo!
Uno spreco assurdo.

Cattolicesimo integrato.

Alla fine di tutto il casino si sono capito un paio di cose. Che la lettera dei professori dissidenti de La Sapienza era stata inviata direttamente al Rettore a Novembre e che il Papa ha dunque deciso di non presenziare all'apertura dell'anno accademico per il chiassoso casino mediatico saltato fuori.
Ora, da queste parti, non si pensa che ci siano troppi santi in giro, e stando bassi la decisione del Vaticano è certamente d'immagine e politica: un Papa non può essere contestato, non è ammesso nel protocollo che sfili in mezzo a qualche centinaio di persone che protesti anche chiassosamente.

I tanti discorsi sulla censura fanno un po' sorridere, se è vero che in discussione non era l'esclusione del Papa dall' Università, ma una sana protesta nei confronti di un Papa, di quello che negli ultimi due anni ha detto e fatto, di quello che è stata la sua dottrina come cardinale e ora come Papa. Il Papa ha diritto di andare alla Sapienza e di fare la propria lectio, come tutti hanno il diritto di esprimere il proprio dissenso.

E qua però lo sconfinamento deve essere chiaro. Se il motto è "protestare", allora non si spiegano due cose: la prima è perchè occupare il Rettorato, a quel pro? Forse la risonanza da dare ai giornali, risonanza che, a detta oggi dei manifestanti, è stata strumentalizzata dal Papa. In sostanza la protesta è stata molto forte da parte dei collettivi studenteschi e oltre all'occupazione del Rettorato, avevano minacciato di intralciare in ogni modo la visita del Papa, attraverso anche la musica techno sparato a volumi altissimi. Insieme altre opere e gesta di disturbo.

Questo significa protestare? Esprimere dissenso? Forse, ma il limite con il desiderio di censurare un intervento è davvero labile. Insomma, in questa vicenda, è davvero sottile stabilire se sia protesta o sia censura. Nel primo caso si è sbalgiato nell'applicazione della propria idea originale: non si può "ostacolare" l'intervento/lectio di un personaggio che ha idee/opinioni diverse dalle proprie. Anche se ritenga che Galileo era l'ultimo dei cani. Non ha senso. Le opinioni, anche bizzarre, anche sbagliate, anche antistoriche, devono essere accettate, sempre nei limiti dell'ordine pubblico (del resto la propaganda di idee fasciste è vietata in Italia).

Da quello che si capisce è che i professori, o certuni, hanno manifestato forte dissenso alal scelta del Retorre. Rettore, si legge, tra l'altro poco amato nell'ambiente per via delle baronie, come al solito: nel caso specifico la magistratura sta indagando su due posti di ricercatori dati alle sue due figlie e un terzo dato al genero. L'ambiente quindi era già in tensione, e qualsiasi cosa sarebbe potuto diventare oggetto di discussione, fogurarsi poi la scelta di un Papa pe rl'inaugurazione dell'anno accademico. Visto dall'esterno, un atto per pulirsi un po' la coscienza e l'immagine di barone che si è delineata attorno a lui.

Si è trasceso invece nelle proteste dei collettivi studenteschi, che non hanno fatto altro che allargare la protesta all'inciviltà, all'illegalità e alla censura.
Poi che su questo il Vaticano abbia tratto tutti i vantaggi, optando per la scelta migliore per sè, si è d'accordi tutti. Ma ci dovrebbe essere convivenza tra laicismo e cattolicesimo, altrimenti si rischia che diventi il nuovo scontro ideologico dopo gli anni di piombo.

venerdì 18 gennaio 2008

Integralismo cattolico

Allora.
Da qualche giorno lo spotlight delle presidenziali americane è sul South Carolina. Sarà il prossimo stato che voterà, prima dei caucus in Nevada. Bene, leggendo qua e là, sulle discussioni che animano i dibattiti in quelle zone del mondo, mi sono imbattuto nell'università ultracattolica del South Carolina, teatro dell'accordo tra Bush e la destra cattolica nel 2000 che lo portò alla Casa Bianca battendo il favorittissimo John McCain. McCain che è ancora in corsa per le presidenziali, e ancora uno dei favoriti, con l'ombra, alle spalle, di Rudolph Giuliani che ha deciso di concentrarsi solo sui grandi stati che danno un numero più elevato di delegati alla Convention finale del Partito Repubblicano.
Fregandosene però di un paio di cose: la prima è che non è un buon presidente quello chi si disinteressa di Iowa, Michigan e South Carolina, perchè contano poco. E' un discorso classista, e il ritorno di immagine a mio modo di vedere è pessimo, e potrebbe essere la sua condanna anche in Stati in cui concorre per vincere, come la citatissima Florida ad esempio. Secondo motivo è perchè si dimentica che il tutto è la somma delle parti, e anche un punticino in più può fare la differenza.

Ok, Si sta deragliando dall'idea orginale del post.

Torniamo indietro, alla South Carolina e all'Università ultracattolica. Leggo da Repubblica, alcune particolarità di questo luogo del sapere americano:
Il campus è formato da palazzine basse di mattoncini gialli in stile anni Quaranta, nessuno fuma, non si possono bere alcolici, ascoltare musica rock, country o rap, tingersi i capelli o portare i pantaloncini corti. Le ragazze hanno tutte la gonna sotto il ginocchio, meglio se arriva alle caviglie. I 5000 studenti non possono andare al cinema, guardare dvd sul computer, giocare con videogames violenti o volgari, internet è filtrato e la luce si spegne tassativamente alle 11 ogni sera. Ma tutti sorridono e discutono ai tavolini della caffetteria, l'immagine dello studente con l'ipod nelle orecchie e la testa nel computer qui non va di moda. Anzi è proibita.
Ognuno a casa sua è libero di fare quello che vuole, sia chiaro, poi ognuno poi trae le proprie conclusioni. E la mia è che una cosa del genere potrebbe descrivere per bene una qualsiasi università in Iran.